bhāvanā-mayā-paññā

 

bhāvanā-mayā-paññā (pronuncia: bavana maia pagna) è una parola in lingua Pāli che significa “saggezza derivante dall’esperienza diretta”. Il Buddha distingueva tre tipi differenti di saggezza: la cintā-mayā-paññā che è la saggezza derivante dal pensare comune, tizio mi dice questo, io ci credo, ci credono tutti e quindi questo diventa vero. Poi c’è suta-mayā-paññā, la saggezza che si apprende dallo studio, dalla comprensione mentale degli accadimenti, e infine c’è bhāvanā-mayā-paññā che è la saggezza derivante dall’esperienza diretta.

Il Buddha insisteva molto su questo concetto e tutto il Dhamma (la verità), il suo insegnamento tradizionale è fondato su questo concetto, solo l’esperienza diretta sulla propria persona conferisce quella saggezza innata che non è più discutibile né in discussione. Pensaci, è semplice: quando sai fare una cosa talmente bene che ti viene spontanea e naturale, quella saggezza è parte di te, non hai più dubbi.

Il Buddha infatti diceva che ogni essere può realizzare la piena illuminazione, che può diventare un Samma Sambuddha, ovvero un essere risvegliato, del resto la parola Buddha significa “essere cosciente o che realizza la vera illuminazione, dalle parole sanscrite: “Budh” che significa conoscere”. Tutto l’insegnamento tradizionale quindi è basato sulla pratica dell’esperienza diretta, sul far si che la persona possa imparare a conoscere Sé stessa attraverso la respirazione e l’osservazione del proprio corpo prima, e della propria mente poi, sempre più in profondità.

Quando parliamo di osservazione del proprio corpo parliamo di osservare le sensazioni del proprio corpo. Tutto l’insegnamento tradizionale basa la propria struttura sull’imparare un ascolto profondo del corpo, delle sue sensazioni e, una volta osservate, di osservarle meglio, più a fondo, sezionandole, separandole, comprendendo che nell’esperienza del dolore si può avere, ad esempio, un dolore pungente, unito al calore, unito ad una pulsazione, e così via. Si impara quindi ad andare alla profondità dell’ascolto di Sé attraverso le sensazioni. Ripeto:

Si impara ad andare alla profondità dell’ascolto di Sé attraverso le sensazioni.

Se segui il mio blog, ti sarai accorto di quanto io INSISTA su questo punto … questo è il centro del lavoro con i miei clienti attraverso la Dermoriflessologia® integrata (Se non conosci ancora la Dermoriflessologia®, inizia da QUI). Se sei già un mio cliente, lo sai per esperienza diretta (per bhāvanā-mayā-paññā) che quando lavoriamo insieme, spostiamo l’attenzione della mente conscia verso piani più sottili rispetto a quello materico e poi, attraverso un profondo ascolto del corpo, delle sensazioni, lasciamo emergere i traumi nascosti nelle profondità e poi li elaboriamo con le tecniche energetiche. Ho trovato il metodo più veloce, rapido e diretto di accedere all’inconscio (nel rispetto del cliente e della sua storia) per rielaborare efficacemente gli avvenimenti irrisolti della sua esistenza.

Immagina la mia gioia quando, durante il ritiro di meditazione, ho compreso che il Buddha lavorava su di Sé con strumenti differenti, ma con la stessa raffinatezza di pensiero. Pensa alla mia gioia quando ho capito che ero sulla giusta strada, sulla stessa via che il Buddha aveva percorso su di Sé più di 2.500 anni fa. È stata un’epifania, un avere ancora di più la certezza di fare un lavoro in armonia con le leggi dell’Universo, in accordo con il creato, in accordo con la Legge di natura.

Immagina di camminare sulla neve, mettendo i piedi sulle orme lasciate da un grande maestro. Sapere di servire l’umanità avendo trovato il mio modo per farlo, di lavorare per l’evoluzione, per la crescita del singolo, ed insieme del pianeta, è per me fonte di grande gioia.

Un ultima cosa: il Buddha era solito dire: “la Legge di natura governa ogni cosa”. Spiegava questo con esempi, come Cristo, nei Vangeli. In una storia si racconta che un signore, piangendo disperato per la perdita del fratello, andò dal Buddha un giorno per chiedere che egli facesse qualcosa per lui, che lo aiutasse, pregando, infondendo una benedizione, o tutto quello che potesse fare. Il Buddha, pieno di compassione, lo guardò, e consapevole che non potesse arrendersi al dolore della perdita, lo portò a ragionare attraverso un’azione pratica. Gli disse di andare al mercato e comprare due vasi, poi di riempirne uno di burro e uno di sassi, richiuderli bene e portarglieli. Il signore corse via colmo di gioia, con la cieca convinzione che il Buddha avrebbe compiuto uno strano rito per benedire l’Anima del fratello e tornò da lui con i due vasi. Il Buddha gli disse di metterli nel fiume e così fece. Poi gli disse di rompere i due vasi. L’uomo pur non capendo, ruppe i vasi e il Buddha gli chiese: “Cosa vedi?” … l’uomo rispose che il burro veniva a galla e i sassi rimanevano sul fondo. Allora il Buddha gli disse: “Capisci? Le azioni che compiamo nella vita sono come il burro e i sassi che hai messo nei due vasi: se riempiamo la nostra vita di azioni buone, quando moriamo, queste ci portano su, se al contrario, la riempiamo di azioni pesanti, queste alla fine, ci tirano verso il basso. È la legge di natura”.

Questa storia mi ha fatto capire che ogni essere umano su questa terra è tenuto a lavorare per la propria salvezza, per il miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita, prima sui piani più densi, se altro non può fare, poi sempre più sottili. È la legge di natura. Non si elude la Legge di natura. Buon lavoro a tutti.

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